Mostra personale: Sinestesi Analogico generative

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Mostra personale: Sinestesi Analogico generativeMostra Personale: Sinestesi Analogico Generative

Mostra Personale: Sinestesi Analogico Generative

Opere digitali su supporto fotografico, Video installazione -

Presso la sala del teatro di Montemerano- Manciano

Provincia di Grosseto

con il patrocinio del comune di Manciano.
[intlink id="19" type="post"]Galleria Immagini Video Installazione[/intlink]

Sinestesi analogico-Generative

Di Claudio Castelli

La prima pinacoteca è costituita dalla natura.

Algoritmi rispondenti a regole matematiche , si fondono col nostro
immaginario formale. Colori e forme casuali riportano per analogie ai
nostri occhi visioni suggestive, che si intrecciano con quelle
presenti nella nostra memoria, o in fieri , e in divenire, con nuove
forme e suggestioni, ancora soltanto accennate nell’immagine stessa.

Il dinamismo parte proprio da questo processo evocativo : scenari
plastici si evolvono da accenni informali.

Algoritmi infinitamente complessi o spaventevolmente ripetitivi ,
atomi di idrogeno che si innescano con quelli di ossigeno, danno luogo
a forme che nella nostra mente divengono immagini familiari, paesaggi
onirici.

La pinacoteca della natura si presta a istanze in scala sempre diversa.

Le venature di una foglia si alternano a visioni aeree sconfinate,
scansioni microscopiche molecolari a galassie e nebulose.

Catene molecolari . Principi fisici e matematici, aurore boreali, nubi, giocano

con le nostre emozioni , ci portano sensazioni.
Come paesaggi, nature morte, si sposano alla tela .

Gli algoritmi frattali ricreano al computer quella ripetitività
presente in natura dal microscopico all’immenso, quel mescolamento
formale che fa di sè continua ripresa e analogia secondo quelle leggi
che governano l’universo

Come il pittore cattura momenti di visione soggettiva dal circostante,
così il fotografo ne cattura istanti oggettivi, resi unici dalla
scelta del tutto arbitraria di cosa racchiudere nello spazio delineato
dalla pellicola.

Questo è il lavoro dell’artista generativo: esplorare minuziosamente
formule computerizzate, isolarne i punti focali, saperne descrivere ed
esaltare le emozioni percepite, isolarne le analogie col circostante,
o le dissonanze piu’ eclatanti.

Soggettivare cioè quello che , esattamente come in natura, altro non è
che una formula matematica, una catena non più , in questo caso, di
carbonio e idrogeno, ma di bit informatici.

Ma in questa serie di lavori si va oltre: il rimando fra l’analogico e
il generativo non è soltanto speculativo: I due generi si combinano
formalmente , attingendo l’uno dall’altro.

Elementi naturali sono ripresi , ripetuti o distorti secondo algoritmi
digitali, per poi venir nuovamente mescolati secondo una alchimia
cromatico formale in continuo rimando speculare fra naturalità e
artificio.

E in questo continuo divenire magmatico, si innescano pennellate del
tutto materiche che stravolgono il già difficile equilibrio che si è
venuto a creare, andando a superare la densità significante del
pensiero visivo,trasmutandolo nella sostanza chimica e nella sua
plastica consistenza fino a diventare scultura, aggiungendo pigmenti e
velature per restituire alla luce che li investe una cangiante
immagine pittorica, lasciando lo sguardo dello spettatore perso nella
spazialità delle tele, privo di qualunque appiglio formale al
conosciuto.

Come paesaggi, nature morte, si sposano alla tela .
Gli algoritmi frattali ricreano al computer quella ripetitività
presente in natura dal microscopico all’immenso, quel mescolamento
formale che fa di sè continua ripresa e analogia secondo quelle leggi
che governano l’universo

Come il pittore cattura momenti di visione soggettiva dal circostante,
così il fotografo ne cattura istanti oggettivi, resi unici dalla
scelta del tutto arbitraria di cosa racchiudere nello spazio delineato
dalla pellicola.

Questo è il lavoro dell’artista generativo: esplorare minuziosamente
formule computerizzate, isolarne i punti focali, saperne descrivere ed
esaltare le emozioni percepite, isolarne le analogie col circostante,
o le dissonanze piu’ eclatanti.

Soggettivare cioè quello che , esattamente come in natura, altro non è
che una formula matematica, una catena non piu’ , in questo caso, di
carbonio e idrogeno, ma di bit informatici.

Ma in questa serie di lavori si va oltre: il rimando fra l’analogico e
il generativo non è soltanto speculativo: I due generi si combinano
formalmente , attingendo l’uno dall’altro.

Elementi naturali sono ripresi , ripetuti o distorti secondo algoritmi
digitali, per poi venir nuovamente mescolati secondo una alchimia
cromatico formale in continuo rimando speculare fra naturalità e
artificio.

E in questo continuo divenire magmatico, si innescano pennellate del
tutto materiche che stravolgono il già difficile equilibrio che si è
venuto a creare, andando a superare la densità significante del
pensiero visivo,trasmutandolo nella sostanza chimica e nella sua
plastica consistenza fino a diventare scultura, aggiungendo pigmenti e
velature per restituire alla luce che li investe una cangiante
immagine pittorica, lasciando lo sguardo dello spettatore perso nella
spazialità delle tele, privo di qualunque appiglio formale al
conosciuto.

Claudio Castelli

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