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BIOGRAFIA di Fortunato Depero

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Fondo, Trento, 1892 – Rovereto, Trento, 1960 Nato a Fondo (provincia di Trento) nel 1892in cima alla Val di Non ,all’epoca nei territori meridionali dell’Impero Austro-Ungarico presto si trasferisce a Rovereto, piccola città in cui si respira infatti un clima mitteleuropeo, con influssi sia dall’ Austria che dalla vicina Italia dove frequenta la Scuola Reale Elisabettiana, insieme ad altri importanti artisti : Luigi Bonazza, Tullio Garbari, Giorgio Wenter Marini, Giovanni Tonini, Giovanni Tiella, Fausto Melotti, Luciano Baldessari, Gianni Caproni, Lionello Fiumi, Carlo Cainelli . i primi moti irredentisti per l’annessione del Trentino all’Italia, i primi comizi di Battisti, mentre ,le opere di Nietzsche e di D’Annunzio,le riviste “Ver Sacrum”, “La Voce” e “Poesia” ,la rivolta futurista costituiscono un clima stimolante per il giovane artista .

Tenta nel 1918 l’ammissione all’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma la sua domanda non viene accettata e, nel 1910, lavora come garzone-decoratore all’Esposizione Internazionale di Torino.

Tornato a Rovereto ,lavorando presso un marmista di lapidi e bassorilievi funebri inizia a prendere dimestichezza con la scultura (da questo periodo deriva probabilmente la propensione al plasticismo delle sue opere). Si dedica a in questo periodo ad opere plastiche e grafiche riconducenti al sim­bolismo e al realismo(nel 1913 pubblica il volumetto Spezzature. Impressioni – Segni e Ritmi, prose, poesie, disegni grotteschi e simbolisti). Si trasferisce a Roma nel 1913, dove entra in contatto con i futuristi (frequentando la Galleria futurista di Giuseppe Sprovieri,).

Partecipa a numerose mostre, sia collettive che personali, in cui emerge il suo stile astratto, di colori accesi a piatta stesura su temi di natura vegetale e animale, cui cui regna eccitazione, sorpresa, e l’elemento fantastico e fabulistico. All’inizio del 1915 si impegna nella costruzione dei “complessi plastici”, un’originale scultura sperimentale che mescolava cinetica e rumorismo e l’ 11 marzo 1915 redige insieme a Balla, di cui era diventato l’allievo prediletto, il “Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo”,ponendo la sua attenzione soprattutto sui temi Complessità plastica – gioco libero futurista – L’essere vivente-artificiale, e insistendo sul superamento delle arti tradizionali verso un maggior coinvolgimento dell’arte nella vita.

Inizia a questo punto il suo rapporto col teatro:prima con Mimismagia, poi, nel 1916 , colla comissione da parte di Diaghilev sulla scenografia e costumi per il balletto “Le chant du rossignol” di Igor Stravinskij. Depero progetta una grande flora fantastica, artificiale e al contempo primitiva, gli attori devono indossare corazze composte da elementi geometrici. Il balletto non fu mai rappresentato, in parte , pare , per i ritardi nella consegna, in parte per le invidie di Picasso. L’incontro con lo scrittore svizzero Gilbert Clavel portano Depero a concepire i “*Balli plastici*”, rappresentati nel 1918 a Roma: si tratta di una “favola meccanica” con marionette . Inoltre i due artisti si ispireranno vicendevolmente nella creazione di “Un istituto per suicidi”, per cui Depero farà copertine e illustrazioni.

Nel 1919 torna definitivamente a Rovereto, dove fonda la “*Casa d’arte Depero*”, una casa-atelier in cui vengono progettati e prodotti oggetti d’arredo (cuscini ecc.) e so­prattutto arazzi, con la collaborazione della moglie Rosetta (ma anche di mobili e poi di cartelloni e grafiche pubblicitari ecc.), oggetti d’arte applicata, sculture, giocattoli e collages. Nel 1927 pubblica il libro imbullonato “Depero Futurista- THE BOLTED BOOK, una sorta di edizione autopubblicitaria, per la divulgazione dell’ attività del suo laboratorio: rilegato da due grossi bulloni d?acciaio,ospita molte sue creazioni, come quadri, arazzi, disegni e progetti.

Dal 1928 al 1930 vive a New York dove lavora come grafico pubblicitario e illustratore. In questo periodo stila il manifesto “Il futurismo e l’arte pubblicitaria”, in cui la pubblicità viene portata al livello di vera e propria arte, “arte viva, destinata alle masse, non isolata nei musei”, in cui l’unica significativa differenza rispetto a quell dei secoli passati era il cambiamento di committenza: non più pontefici o imperatori, ma i nuovi potenti: gli industriali. La sua attività pittorica, da sempre ispirata ai problemi plastici, lo porta a occuparsi di scenografie teatrali, arazzi, poesie, colonne sonore, progetti architettonici.

futurismo artisti BIOGRAFIA di Fortunato DeperoOltre che con Bianchi, Linoleum, Pathé, Strega, Schering, Verzocchi, Presbitero, Maga, Vido, Banfi,Depero instaurò un rapporto di attiva e continua collaborazione con la Campari che lo porta a realizzare opere definite da lui stesso “quadro pubblicitario, non cartello!”. Al rientro dall’America tiene un’esposizione nel 1931 con il gruppo futurista alla I Quadriennale nazionale d’arte a Roma, pubblica il Numero Unico futurista Campari, su cui aveva già lavorato durante la sua permanenza a New York, in cui viene pubblicato il suo Manifesto dell’Arte Pubblicitaria Dopo aver partecipato alla Biennale di Venezia, e alla Triennale di Milano,nel1933 pubblica la rivista mensile “Dinamo”.

Si dedica anche al linguaggio e alla poesia motorumorista, che rappresenta il superamento dell’onomalingua,pubblicando nel 1934 presso Morreale a Milano il volume “Liriche radiofoniche”.Pubblica nel 1940 la sua autobiografia, /Fortunato Depero nella vita e nelle opere. L’ anno seguente esegue un grande mosaico all’Eur di Roma per l’esposizione “E42″, La sua pittura ritrae sempre il suo volontario isolamento trentino: paesaggi alpini, recupero del folclore , i colori si fanno sempre più autunnali ritraendo la quiete alpestre di Serrada , dove si rifugia fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra torna in America per due anni dal (1947 al 49) ,qui tiene due mostre personali, pubblicizzando l’uso del buxus, materiale di uso autarchico in epoca fascista, con cui aveva creato numerosi mobili. Tornato in italia, oltre a impegnarsi nella diffusione del futurismo, realizza l’arredo della sala del consiglio provinciale di Trento e fonda il suo museo, inaugurato nel1957, tre anni prima della sua morte, in collaborazione con il comune di Rovereto.

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